lunedì 9 giugno 2008

L’Italia vista dalla Cina

No, non voglio affatto parlare di come i cinesi vedano l’Italia!! Anche perché mi bastano poche righe:
Italia = football.

Invece voglio proprio parlare della partita dell’Italia vista tristemente dalla Cina nella triste solitudine della mia camera da letto, sapendo che nessuno, o pochi, nel raggio di diversi chilometri avrebbe condiviso i miei patemi d’animo!

Un’impressionante percentuale di cinesi, appena sente dire che sono italiano, comincia subito a parlare di calcio e di quanto sia forte la nostra nazionale, ma soprattutto di come siano appassionati tifosi del Milan mentre fino a pochi anni fa erano tifosi della Roma. Io sorrido e spiego loro che non si può, che la squadra è come la fede religiosa e per cambiarla occorre fare ammenda dei propri peccati ed eseguire un nuovo battesimo!! Loro non capiscono, ma d’altra parte son cinesi!
E ne vedo una marea di cinesi che girano con le maglie dell’Italia, del Milan, Inter ecc. ecc., insomma, il calcio siamo noi!!





Da bravo “italiano all’estero”, oltre al rito della macchinetta da caffè con pacco di caffè allegato, non potevo non onorare un’altra funzione religiosa, quella della sveglia posizionata sull’ora della partita dell’Italia, non importa quando, non importa quanto non si sia dormito!

Quando è cominciata la partita qui erano le 2:45 di notte. Sissignori. C’è voluto un bel fegato!! Ma la nostalgia comincia a farsi sentire, quindi mi sono munito del nécessaire adatto all’uopo: frittatona di cipolle, birra ghiacciata e…e basta, perchè il rutto libero non credo che rientri nei rumori permessi alle 3 di notte!!





Non mi interesso di calcio, ma la Nazionale non me la perdo mai, almeno nelle competizioni più importanti! La prima rete, nonostante l’ingiustizia subita, mi è passata abbastanza tranquilla, quasi come a dire “ecco, lo sapevo, sempre così, per vincere dobbiamo prima perdere!!”. Ignaro della cocente disfatta alla quale avrei assistito poco dopo. E poi non mi ero ancora ripreso dal sonno ingrato!

Eh si, perché la convinzione che sarebbe stata una partita piuttosto facile era suffragata da diverse contingenze, prima fra tutte il fatto che l’Olanda è stata una delle pochissime nazioni (insieme alla Francia negli ultimi mondiali, chemanitùlifulmini ^___^) che è riuscita a perdere contro di noi ai rigori!! Ebbene si, ci sono anche delle nazioni che sono in grado di farsi battere da noi ai rigori!

E il mio pensiero è volato in Olanda, a Francesco da Rotterdam, pensando a come potesse vivere la sfida contro il paese che lo ospita! Immaginavo già i suoi sorrisetti soddisfatti il giorno dopo in lab.: anche se non si conosce la lingua locale, il linguaggio del corpo riesce a renderci odiosi quanto basta!!

Invece la nostra proverbiale difesa di ferro se n’è andata in vacanza stavolta, ci siamo fatti beccare in due stra-classicissimi contropiedi proprio come dei bambini dell’asilo!!
Già immaginavo le parole di mio padre che, da che ne ho memoria, ad ogni stramaledettissima partita dell’Italia, ogni volta che andiamo vicinissimi al goal (senza realizzarlo) se ne viene fuori con la frase “ecco, ora vedrai, te lo dico io!! ”, e profetizza con sicumera “A gol sbagliato, gol subito!!”. Meno male che stavolta ero a decine di migliaia di Km di distanza in modo da evitare il suo “eh, eh!!!! Che avevo detto!! E’ una legge!! Non sbaglia mai!!!”. E’ impossibile guardare la partita dell’Italia con mio padre e quelle poche volte che è successo ho capito cosa succede quando accadono le stragi familiari!
E stavolta l’avrei sentito pronunciare l’odiata frase almeno 2 volte, visto che è effettivamente successo!!

- respinta sulla linea – rete olandese
- paratona di Van der Sar (famoso per aver scoperto un tipo di forze di legame debole) – rete olandese


Verso gli ultimi minuti di gioco, quando abbiamo sprecato diverse occasioni, non sono riuscito a trattenere alcune imprecazioni rivolte al nostro signore che sempre ci benedica, spero di non aver svegliato nessuno o è la volta buona che mi buttan fuori dalla Cina con interdizione a qualsiasi rientro!!

E il pensiero è di nuovo volato a Francesco da Rotterdam, mentre scrivo sarà ancora avvolto da un sonno profondo conscio di cosa lo aspetterà il giorno dopo, ovvero una consystente gragnvola di pappyne olandesi sulla nvca per rammentargli che è pur sempre un terrone in terra straniera!!

Mi scuso con chiunque odi il calcio, ma io qui son proprio solo nella mia italianità e questo momento tragico della nostra storia, quasi quanto la rielezione di Berlusconi, dovevo pur condividerlo con qualcuno!!!

A partita finita guardo l’orologio. Erano le 4:30 e dalla tendina traspariva un bagliore quasi accecante. Mi son domandato: “ma chi è quell’idiota che sta illuminando a giorno il mio palazzo?!?! Ma son scemi??”
Apro la tendina e…era giorno bell’effatto!! Ma non parlo di albeggiare!! Alle 4:30 si poteva andare in giro in auto senza fari, giuro!! Era proprio giorno!! La latitudine di Pechino non dovrebbe essere così diversa da quella italiana, qualcuno sa spiegarmi questo misterioso fenomeno?!?! O___o
Ovviamente ciò ha avuto un effetto devastante: non ho chiuso occhio e ora mi sento il più zombi degli zombi e con gli occhi socchiusi mi mimetizzo bene fra la popolazione locale…


martedì 3 giugno 2008

Piazza Tian’ an men e La città proibita (Gugong)

Ma cominciamo un po’ a parlare dei posti turistici classici di Pechino! Ovviamente uno dei primissimi posti che sono andato a visitare e che non può mancare nel panierino del bravo turista è la tappa a Piazza Tian’ an men, ovvero “Piazza della Porta della Pace Celeste” (se pensate che sia uno scioglilingua allora provate a pronunciare “sì shì sì, shí sì shì shí sì”, che è solo una piccola parte di un noto scioglilingua e vuol dire semplicemente che “4 è 4, 14 è 14” !!).
E’ la piazza più grande del mondo, ai cinesi piace pensare che le cose che hanno loro siano le “più qualcosa” del mondo! E’ dimostrazione della grandezza della loro cultura e che la Cina è davvero la “Terra di mezzo”, ne vanno fieri, a ognuno i suoi nazionalismi!
La piazza è effettivamente da capogiro ed è posta di fronte alla “porta meridiana” (wumen) della Città Proibita, ovvero la Porta della Pace Celeste (ovviamente), sopra la quale si può “ammirare” il rassicurante e piacente faccione di Mao (questa mi costerà l’arresto stavolta!) in una delle sue innumerevoli copie periodicamente sostituite.




E’ una chiara testimonianza di come sia importante per tutti i regimi il “culto dell’immagine”, l’autocelebrazione per far sì che un popolo si ipnotizzi, ottenendo consensi da esso. Peccato solo che non avevano la televisione ai tempi di Mao, altrimenti il confronto fra un divo politico creato dalla Tv e quello creato dal governo cinese negli anni ’50-‘60 si sarebbe potuto paragonare in maniera interessante al nostro [link]“Silvio Santo Subito Vorrei Un Lavoro Per Mio Figlio Io Invece Vorrei Una Casa Si Vi Esaudirò Tutti”!! O no???

Francamente non posso dire che la piazza sia di una bellezza sconvolgente, a parte l’ammirazione per l’enorme estensione e per i palazzi/musei intorno. La piazza, in se, è solo un enorme lastricato(500 x 800 mt!!) con solo una colonna in mezzo, il Monumento agli Eroi del Popolo con bandiere e bandierine della Cina che i bambini tengono in mano più che volentieri (anche perché altrimenti vanno a letto senza cena!).





Il monumento agli Eroi del Popolo è stato transennato dopo la famosa protesta degli studenti nel 1989: gli studenti lo avevano preso come "quartier generale" e il regime ora non vuole che qualche "nemico del popolo" (pochi, in verità! -__-) vi si avvicini per commemorare. A sud di questo monumento, quindi dall'altra parte della piazza rispetto al faccione, vi è il palazzo del mausoleo di Mao (non mostrato), costruito subito dopo la morte di Mao grazie all'intervento di 700.000 volontari, quindi NON pagati, provenuti da tutta la Cina. Come già ho avuto modo di spiegare, il "buon" Mao aveva lavorato molto bene sulla sua immagine...
Curiosamente il numero di questi volontari è identico a quello degli schiavi utilizzati, almeno secondo la leggenda, per la costruzione della tomba dell'imperatore Qin Shihuang della città di Xi'an, tale Di, ovvero quella dell'esercito di terracotta.

L’entrata della piazza è solitamente presidiata da militari che controllano borse e zaini per scongiurare non so cosa, visto quanto possa esser stupido pensare ad un attentato in una piazza dove non c’è niente da colpire e ogni persona ha a disposizione 10 mq almeno tutti per se! Fra l’altro la piazza a una certa ora viene chiusa, lasciando in uno sconcertato stupore i turisti che di solito dicono: “Closed?? What?? They close a square???!!!”
Almeno tutti questi militari a qualcosa servono: se non sfilano a dimostrazione della disciplina e potenza delle forze armate si fanno lascivamente fotografare con i turisti!





Il faccione di Mao delimita la cosiddetta “Città proibita”, definita tale in quanto l’accesso era vietato al popolo. Potevano entrarci e abitarvi, come in una vera e propria città, solo l’imperatore, moglie, figli e tutta l’infinita serie di servi e serve di vario tipo. Un po’ come le mura di Lucca che delimitano l’accesso ai soli commercianti e ciellini, che infatti costituiscono almeno il 95% degli abitanti! ^___^
In effetti l’area, delimitata da un largo fossato e da alte mura, è tanto grande quanto un piccolo paesino (700.000 mq, probabilmente più della sopraccitata Lucca) e contiene circa 800 edifici per un totale di più di 8000 stanze.























Da tale porta meridiana l’imperatore faceva calare gli editti in una cassetta di legno, i quali venivano copiati in migliaia di copie e distribuiti in brevissimo tempo su tutto il regno con efficacia immediata.
L’edificio più alto era ovviamente la residenza principale dell’imperatore e comunque non superava una certa altezza in quanto la religione animista del tempo voleva che tutti i palazzi dell’impero non superassero l’altezza alla quale volano gli spiriti, in modo da non disturbarli!



Una volta passata la porta della Pace Celeste comincia tutta un’altra serie di entrate trionfali che portano poi a palazzi dai nomi noiosissimi, tipo sala dell’armonia celeste, dell’armonia perfetta, armonia suprema e bla bla bla, per chi volesse approfondire tutti i dettagli rimando a questa pagina fatta piuttosto bene: [link]Cliccare qui.
In realtà la parola “porta” può trarre in inganno, in quanto ogni “porta” è un muro con più “entrate” con porte di legno, quella centrale riservata all’imperatore. Tante di queste porte di legno presentano delle “puppe” con l’evidente scopo di intrattenere chi le varcava.





Domina il rosso! Degna di nota è la piazza che si trova subito dopo la seconda “porta”, con i suoi famosissimi 5 ponti di marmo, un colpo d’occhio che non può lasciare indifferenti!





Purtroppo quando sono andato a visitare il Gugong, il palazzo principale, ovvero la residenza imperiale, era chiuso per ristrutturazione e credo sia in questo stato da diverso tempo! Molti palazzi hanno accesso tramite bellissime scalinate di marmo (quella centrale, al solito, per l’imperatore…)





Ogni palazzo ha una sua funzione e un suo “trono” interno: c’è quello per le cerimonie, quello per i ricevimenti, quello per preparare le cerimonie e/o i ricevimenti, quello per la messa a punto di strategie militari, quelli riservati alle donne di diverso rango dell’imperatore (fino a 3 mogli, 6 favorite e 72 concubine, bella vita!), quello per fare una pausa durante il “trasferimento” (si legga: “passeggiata di 2-300 metri”) da un edificio all’altro ecc. ecc., molti dei quali hanno al loro interno troni, incensiere e molti altri oggetti preziosi più o meno fastosi.





Tutti i palazzi hanno fregi coloratissimi ovunque - tipici anche dei templi buddisti – dove colori vivacissimi si susseguono in un’armonia inaspettata, mentre sarebbero come un pugno in un occhio in tanti altri contesti. Travi colorate, soffitti intarsiati, colonne scolpite…la minuziosità di dettagli e il gusto per la decorazione tipica dell’arte cinese è perfettamente rappresentata in questo angolo antico posto esattamente al centro della città di Pechino.







Nei palazzi laterali al percorso principale sono state allestite varie mostre permanenti di abiti dell’epoca degli imperatori, ricostruzioni grafiche/scultoree, dipinti, armi utilizzate, strumenti musicali, tamburi per chiamare la servitù e via dicendo, con spiegazioni in inglese della storia e dell’utilizzo degli oggetti messi in mostra.







Alla fin della tenzone si arriva ai giardini della città imperiale, ancora molto ben curati e perfettamente mantenuti. Ad ogni passo vi sono piccole pagode per ristorarsi e trovare riparo dal sole (e ho spiegato quanto i cinesi odino il sole sulla pelle), loggette e angoli “di culto” con vecchie statuette di Budda & Soci. Completano la cornice bucolica molti alberi secolari, soprattutto cipressi o altre conifere, protetti e quasi venerati ovunque nei parchi di Pechino.





In un paio d’ore si riescono a vedere molte cose, ma direi che concedersi almeno 3 ore è l’ideale. La visita termina con un elegante ma autoritario monito rivolto verso i soliti “furbetti del quartierino” che pensano di poter acquisire il diritto di residenza nella città proibita solo per aver pagato un biglietto, che fra l’altro è piuttosto economico: 6 euro! E se penso che per vedere il Duomo di Pisa sono capaci di chiedere 2 (due) euro…


giovedì 29 maggio 2008

Vampiri...

A Pechino piove poco. E quando piove non tutti portano l’ombrello, forse perché amano le piogge acide o sono fiduciosi che possa spiovere presto. In effetti in 3 mesi di permanenza qui, solo per 1 giorno o due ho dovuto sopportare l’uggia della pioggerella che non ti fa uscire.
Insomma, l’icona del cinese è esattamente l’opposto di quella dell’inglese bombetta-ombrello!





Ma adesso stanno cominciando le belle giornate e a volte il sole splende senza essere velato dalla spessa coltre di inquinamento! E cominciano a comparire gli ombrelli, stavolta in numero decisamente maggiore rispetto alle poche giornate piovose! Eh si, non mi sono bevuto il cervello né son capitato a casa del Cappellaio Matto e, come vedete, ho le prove!





Nella foto è ritratta una tipica scena pechinese in una limpida, calda e afosa giornata soleggiata!! Le donne qui in Cina temono il sole come uno dei loro peggiori nemici, sissignori, come i cosi lì, come si chiamano….





…quindi durante le giornate di sole le signorine vanno in giro con l’ombrello!! Ora, dato che non ci stupiamo di vedere immagini di cinesi e giapponesi dotati di mascherine da chirurgo mentre vagano per le città (forse per nascondere i canini succhia-sangue?!?! ^__^), saremmo tentati di immaginare che si riparino dal sole per evitare tumori o invecchiamento della pelle: niente di più errato!

Le ragazze cinesi non vogliono abbronzarsi!! La pelle bianca è ritenuta un attributo di bellezza esattamente come era considerata tale in Europa fino ai primi decenni del XX secolo!!





Il motivo principale è lo stesso che vigeva da noi: sono i contadini e coloro che svolgono i lavori più umili che, costretti a lavorare all’aperto e sotto il sole, hanno una pelle scurita dallo stellone!! Una pelle pallida è sinonimo di bellezza e indice di nobiltà o comunque di una situazione sociale più elevata.

Più volte mi son sentito dire da delle ragazze: “come sei bianco!!”, con un tono che pensavo volesse intendere “mamma mia, sei bianco come un culo, fai schifo!!”®, invece erano proprio invidiose del mio colore!!
In effetti, se ci pensiamo bene, possiamo facilmente ricordare che il cosmetico più utilizzato ed evidente delle donne asiatiche (specie cinesi e giapponesi) è il cerone bianco che rende la loro pelle candida come il latte!! In realtà questo cerone ha anche un’altra funzione, quello di rendere meno lucida la pelle: le cinesi hanno, generalmente, una pelle piuttosto grassa che tende ad apparire molto lucida, una sensazione di unto che è effettivamente anti-estetica! Se le donne europee cambiano aspetto in maniera radicale a seconda che si trucchino o meno, le cinesi struccate sono sempre uguali da lontano, ma da vicino sono decisamente più sgradevoli all’occhio!! Una bella passata di fard bianco asciugante e opacizzante e diventano meno inguardabili!
In occasione del loro matrimonio, le ragazze si fanno fotografare prima e dopo il trucco-cerone (che per questo tipo di occasioni è molto più pesante): fra opacizzazione e gioco di luci ho visto delle ragazze, bruttine dal vivo, diventare belle come attrici!!





Quindi le ragazze cinesi sono letteralmente terrorizzate dal sole e se ne vanno in giro con ombrelli e ombrellini evitando accuratamente di esporsi. Il bello è che le si possono vedere passeggiare anche 2 a 2 sotto lo stesso ombrello proprio come quando piove e uno dei due si è dimenticato di portarsi appresso il suo!!





Una scena decisamente comica! Ma niente in confronto a quelle ragazze che non hanno nemmeno voglia di fare la fatica di tenere in mano un ombrello!! Nella foto che seguirà non è inquadrato un saldatore e nemmeno un addetto alla falciatrice…





La maschera integrale che porta questa signorina serve per riparare la pelle del viso dall’infausta abbronzatura e ha il vantaggio di lasciare libere le mani. Proprio per questo motivo è utilizzatissima da chi deve andare a fare la spesa o chi deve guidare la bicicletta, ste cinesi le pensano proprio tutte!! La cosa è paradossale: che senso ha coprirsi interamente con una sorta di burqa per non scurirsi la pelle del viso, se poi nessuno può guardarti in faccia?!?!

E se all’improvviso spunta il sole, come fa un temporale estivo, e non si ha l’ombrello? Beh, in quel caso si è proprio nei guai e non è raro vedere donne che provano a schermarsi con le mani o con un libro, una cartelletta…certo che la differenza con le donne italiane, soprattutto con certe “professioniste dell’abbronzatura” (ovvero quei tizzoni di carbone unte di abbronzante in grado di passare ore e ore e ore sotto il solleone più crudele), è quantomeno singolare!












Devo dire che fa piuttosto impressione veder ripetere col solleone gli stessi gesti che si vedono fare durante le nostre giornate piovose (aprire l’ombrello appena si esce, chiuderlo nei punti riparati dal sole o quando si entra in un locale…), però tutto sommato se ci si rilassa un attimo si può immaginare di vivere nella città delle figlie di Mary Poppins!! ^___^


lunedì 26 maggio 2008

Primi bocconi con i bastoncini

Non ho molto tempo in questi giorni per aggiornare il blog, poi vedrete perché, anche se solo a pensarci mi sento più che ridicolo!! Brevemente dirò che sono stato assoldato – la motivazione è semisconosciuta e misteriosa – per la registrazione di un video in favore delle vittime del terremoto. In pratica canto e mi tocca anche fare le cose per bene: ascolto collettivo del pezzo, divisione delle frasi da cantare individualmente, registrazione del video, registrazione audio in sala incisione…insomma sono un po’ di giorni che mi stanno spolpando (ieri 6 ore di registrazione, lasciamo stare!).

Però avevo da tempo una chicca, tanto per restare in tema di video, che avevo registrato grazie ad un’enorme botta di culo qualche giorno fa: il momento in cui i genitori insegnano al proprio bimbo a mangiare con i bastoncini, questi attrezzi tanto odiosi quanto utili per mantenere la linea (e chi ha la pazienza di mangiare, coi bastoncini, i quantitativi di roba che un occidentale è in grado di ingurgitare?!?!)!

Se è difficile insegnare al proprio bimbo ad usare prima il cucchiaio poi la forchetta e infine coltelloeforchetta senza uccidersi ma sporcando ovunque, non riesco ad immaginare cosa possa voler dire insegnare l’uso delle bacchette!! Soprattutto se penso al fatto che almeno l’80% degli italiani che va al ristorante cinese si ostina a chiedere cafonamente “coltello e forchetta” (dati statistici arbitrati dal mio capriccio e pertanto insindacabili)!

Ci sono vari stili per tenere i bastoncini. Quello che secondo me è più facile prevede l’uso di sole tre dita: bacchetta superiore che poggia sull’indice, bacchetta inferiore che poggia sul medio, pollice che preme entrambe le bacchette su sopraccitate dita, con l’indice che fa da dito mobile per aprire e chiudere il “compasso”! Più facile a farsi che a dirsi! ^___^
Qualcuno si aiuta anche con l’anulare per sorreggere le bacchette, ma secondo me fa venire i crampi alla mano a lungo andare!!





Mentre mi strafogavo di dumplings maiale-funghi-greggio, quindi, ho osservato la scena di questi premurosi genitori che incitavano il proprio bimbo a prendere un’arachide con le bacchette (qui le mangiano bollite come contorno, come facciamo noi coi fagioli, più o meno! Non sono salate!). Fra successi e insuccessi, ne è venuta fuori una scena che mi è sembrata veramente carina! Una delle meraviglie inducibili da una cultura tanto diversa dalla nostra, meglio anche di tanti paesaggi o monumenti da vedere!

Ah, ho fatto in modo che i genitori non si accorgessero del fatto che stavo girando il video, ma non ce ne sarebbe stato bisogno! Qui se una persona, anche straniera, si mette a far foto al bimbo, invece che essere additato come pedofilo e cadere preda di isterie collettive autoinnescanti (leggi rischio di linciaggio), riceve un sorriso e il bimbo viene invitato a salutare (ovviamente col segno di Vittoria)!! Poi con gli stranieri i cinesi hanno un rapporto tutto particolare e più volte mi è capitato che perfetti sconosciuti mi chiedessero di posare con la loro bimba per una foto, proprio perché la bimba era incuriosita da uno così diverso da loro! Magari è anche una sorta di razzismo e a volte mi sono anche sentito un fenomeno da baraccone, ma un bimbo è un bimbo e la loro era curiosità, non paura o diffidenza a priori! Devo dire che anche dei ragazzi adolescenti mi han chiesto di posare con loro, ma credo che si tratti di “ammirazione per l’occidente”!

Ecco il video, la qualità non è delle migliori (e nemmeno la scenografia, per colpa mia! :P) ma d’altra parte il cellulare col quale l’ho girato è “made in Cina purosangue”!! ;)


lunedì 19 maggio 2008

Noodles per tutti i gusti!

Nel 2002 sono stato in Giappone, giusto a ridosso dei mondiali di Calcio che però non ho visto (nei quali, vorrei ricordarlo per dovere di infamia, fummo eliminati dai Coreani del Sud con un goal di testa, dico, DI TESTA DAI COREANI), e una delle cose che ricordo con più malinconia sono le varie e buonissime zuppe di spaghetti, i raimen.





Qui in Cina cucinano dei piatti del tutto simili, quindi una delle mie più grandi soddisfazioni, durante i primi tempi di ambientamento, era quella di provare a casaccio qualsiasi pietanza contenesse spaghetti in brodo!!

Ovviamente le prime volte non avevo la più pallida idea di come ordinarli, quindi mi limitavo ad indicare ai camerieri i piatti dei vicini avventori. D’altra parte i ristoranti con dotazione di menù con figure, nel posto dove abito, non sono molti! Un bel giorno però delle ragazze, mosse a compassione ed essendo in grado di parlare un pochino di inglese, decidono di svelarmi il segreto e di spiegarmi la parolina magica: mian tiao (pronuncia: mien tiao, facile dai!). Alla fine mi sono studiato e imparato anche gli ideogrammi per riconoscere gli spaghetti normali, quelli di riso, i tagliolini, il riso, vari tipi di carne ecc. ecc., direi che posso sopravvivere per diverso tempo!! ^__^

I noodles cinesi, infatti, sono di vario tipo. Quelli di riso sono sottilissimi, tutti noi li conosciamo grazie ai ristoranti cinesi in Italia, mentre quelli di soia sono spessi quanto dei bucatini, ma molto mollicci, semitrasparenti e scivolosi e sembrano dei lombriconi impressionanti. Poi ci sono quelli di farina di grano.





Questi ultimi sono i più diffusi e sono del tutto simili ai nostri, ma dentro le zuppe vengono serviti superscotti, praticamente un orrore se uno si aspetta di mangiare un piatto di spaghetti italian-style! Ma è sufficiente abbandonare gli stereotipi e la nostra malsana abitudine di cercare cibo italiano all’estero per poter assaporare questa delizia!!
Vengono serviti, come già descritto in un post precedente, in un brodo con una temperatura da termofusione nucleare, la sopportazione della quale è spesso complicata da abbondanti aggiunte di peperoncino piccante! Lo si può intuire anche dal colore del brodo!





Come tanti piatti asiatici, anche questo contiene carne e/o verdure e/o funghi tale da renderlo un piatto completo.
La faccenda dell’alta temperatura si potrebbe anche risolvere se non fosse che in Cina non si usano le forchette! Coi bastoncini le cose sono complicate: una volta “afferrati” gli scivolosissimi (in quanto appesantiti dall’acqua) vermacci, non si può restare a guardarli e farli raffreddare perché ricadono inesorabilmente nella tazza!!

Questo il motivo per cui i cinesi mangiano, testa sul piatto, portando velocemente gli spaghetti alla bocca e aspirandoli rumorosamente subito dopo (e qui è praticamente buona educazione)! Per selezione naturale i cinesi devono necessariamente aver sviluppato una mucosa buccale da mangiafuoco, in quanto l’aspirare brodo e spaghetti, senza dar loro il tempo di raffreddarsi, porterebbe ustioni almeno del secondo grado a chiunque!! Credo di far pena a tutti quando, con i lacrimoni agli occhi, porto alla bocca due-tre miseri fili di spaghetti dopo averli soffiati come fa la mammina con la pappa!

Sono utilissimi durante il rigidissimo inverno pechinese, dato che la combinazione peperoncino-incendio riesce a far sudare anche con –20°!! Quando la temperatura del brodo diventa compatibile con la vita umana e degli strati epiteliali, se ne può apprezzare la bontà: è quasi sempre uno squisitissimo brodo di carne e verdure, condito generalmente con molta salsa e semi di soia. E gli spaghetti devono essere scotti, se fossero al dente non si apprezzerebbe la bontà del piatto e gli spaghetti stessi sarebbero meno saporiti!

In Giappone i noodles venivano solitamente cotti in sudicissimi boiler, mescolati con mestoloni di legno, serviti in ciotole di legno e dovevamo mangiarli con cucchiai di legno. Roba da far ordinare, in Europa, l’incendio immediato da parte dell’ASL! Qui in Cina almeno hanno la buona abitudine di usare ciotole e bacchette/cucchiai di plastica o ceramica, ma anche in Giappone il sapore era talmente buono che preferivamo rischiare la salute piuttosto che privarcene!

Oltre che in zuppa i noodles possono anche essere serviti “all’asciutto”, con verdure, noccioline, anacardi, carne di pollo, manzo o maiale e altre varie combinazioni. In questo caso si possono assaggiare un po’ più al dente e non sfigurano davanti ai primi italiani.





Nei supermercati si possono trovare tutti i tipi di noodles utilizzati comunemente dai ristoranti. Anche in scatola, liofilizzati: basta aggiungere acqua calda, versare le bustine con carne disidratata, verdure disidratate, brodo disidratato e olio di soia. Sono popolarissimi, economicissimi e non sono nemmeno malaccio, diciamo che per i cinesi sono l’equivalente del nostro panino!





Ma in alcuni ristoranti, a volte anche nelle mense universitarie, la preparazione dei noodles è affidata a dei veri e propri prestigiatori. Sì, chiamarli cuochi è riduttivo!
Nel filmato che vi propongo qui sotto si può intuire la magia. Avevo ripreso anche io, col mio nuovo telefonino comprato causa furto, un cuoco intento nella preparazione dei noodles, ma le immagini facevano veramente schifo e il soggetto era lontano. Poi ho trovato questo meraviglioso filmato su youtube, dovete assolutamente vederlo!! Il cuoco riesce, con il solo ausilio delle mani e delle dita, a preparare dei noodles “fatti in casa”, espressi, tutti delle stesse identiche dimensioni (io sono rimasto sbalordito nell’osservare la precisione dello spessore di ogni spaghetto!) e di una bontà infinita, niente a che vedere coi noodles dei supermarket già tagliati.
Non c’è trucco, non c’è inganno e soprattutto non c’è coltello né trafila!! Semplicemente incredibile!!


venerdì 16 maggio 2008

Ingegneria edilizia cinese

Sottotitolo: nuovi concetti di integrazione ambientale


Qui a Pechino a volte sembra di stare in un cantiere perennemente aperto. I vecchi palazzi vengono demoliti senza tanti complimenti da un giorno all’altro. A volte così tanti cantieri si aprono contemporaneamente, che l’aria si carica di un poco salutare pulviscolo di macerie che si frammista al già abbondante inquinamento.
E’ successo anche davanti al palazzo dove lavoro: un edificio vecchio è stato buttato giù e un nuovo muro perimetrale di recinzione è già stato costruito intorno.

Ma…come risolvere il problema di un bell’albero che aveva deciso di crescere proprio sul percorso del muro?!





E qui i nostri cinesi, nonostante non abbiano ambientalisti a protestare davanti alle opere di nuova costruzione, hanno trovato una geniale quanto artistica soluzione per non abbattere l’albero, ottenendo nello stesso tempo una poetica integrazione fra urbanizzazione e natura.






















Merita entrare più nel dettaglio della porc opera di “integrazione urbanistica”. Ci sarebbe stato già molto da discutere, riguardo le scelte estetiche, se l’albero fosse solo stato circondato dal muro. Ma non sarebbe stato originale - né geniale - limitarsi a questo. L’integrazione doveva avvenire proprio in maniera completa e amalgamante, gettando un vero ponte fra potenza della natura e potenza dell’essere umano. Quindi era necessario stabilire un contatto fra la lignina e i minerali di calcio del cemento, murando nel vero senso della parola il fusto dell’albero dentro un buco!





Una perfetta rifinitura va a completare l’opera, grazie ad un’elegante intonacatura che, ancora con velleità poetiche, si spalma delicatamente lungo il fusto del nobilitato albero. Notevole la sfumatura che unisce il muro alla corteccia.





Non credo che occorra essere figli di muratori o di intonachini, come me, per intuire cosa succederà al muro non appena l’albero deciderà di crescere anche di 1 solo paio di millimetri. Basterà un po’ di pioggia, di umidità per far rigonfiare il legno e, PATATRAC, prima salterà via l’intonaco e poi, col tempo e la crescita, il muro verrà inesorabilmente disgregato dalla forza dell’albero!! A volte perfino l’erba riesce a crescere attraverso il cemento, figuriamoci un albero!!

Io non vorrei fare facili sarcasmi, però spero che non siano stati applicate le stesse competenze edilizie per costruire la diga più grande del mondo (la Diga delle Tre Gole, [link]che ha già cominciato a creare seri problemi di pericolo e inquinamento e chi odia gli ambientalisti dovrebbe leggere sto articolo) e il ponte più lungo del mondo a Shanghai, una roba transoceanica di 36 Km!! Senza contare che hanno iniziato i lavori per il “Drago” che unirà Shanghai all’isola-porto di Chongming.





A parte le battute sulle pensate creative di simili artisti, la cosa mi ha fatto riflettere sui materiali e i progetti coi quali possono essere stati realizzati i palazzi crollati nelle zone colpite dal recente terremoto. Dalle immagini televisive si notano delle zone completamente e letteralmente rase al suolo. Altri palazzi, forse costruiti con minor leggerezza rispetto alle minime conoscenze antisismiche, sono rimasti perfettamente in piedi o per lo meno non sono collassati su se stessi, permettendo agli occupanti di salvarsi la pelle.





Vero è che un terremoto da 7,8 Richter disintegra quasi tutto, ma son convinto che con materiali adatti e una buona ingegneria le vittime sarebbero state di meno in altissima percentuale. Voglio dire…non è normale che muoiano 1000 persone in una volta nel crollo di una sola scuola. Significa che non è semplicemente crollata…si è liquefatta in un istante!!
Come al solito, una “pioggia sul bagnato” che colpisce ovviamente le classi sociali più disgraziate, esattamente come è successo per l’uragano Katrina a New Orleans, per lo tsunami+terremoto nell’Indonesia e per il ciclone in Birmania…